Se c’è una cosa che proprio non sopporto è stare male, fisicamente male. Da sola.
Quando sto male adoro avere vicino qualcuno, anche solo per una parola amica, sentirmi un pochino più coccolata del solito.
Una delle mie peggiori esperienze è stata la gita scolastica in Grecia in 2° liceo.
Al secondo giorno ero bloccata in camera in albergo con 39° di febbre e la mia prima (e ultima spero) sinusite titanica.
Il solo alzarmi dal letto per andare in bagno richiedeva 20 minuti di lotta contro vertigini, brividi, dolori lancinanti in ogni parte del corpo e non sapevo se fosse peggiore la compagnia della donna delle pulizie che quotidianamente veniva a pulire la stanza borbottandomi maledizioni in greco o la compagnia di una prof allucinante che mi raccontava tutte le sfighe della sua vita (non commento neanche il medico greco che aveva studiato mecidina in italia e parlava come lo zingaro irlandese Brad Pitt in The Snatch).
Un’esperienza che mi ha avvicinata ad una vera e propria crisi di nervi e a spendere tutti i soldi che avevo a disposizione in chilometriche telefonate a casa per sentire la voce rassicurante di mia madre e i consigli medici di mio padre.
E poi ieri sera.
Finisco la lezione di tango con una fiacca in corpo bestiale, resto in piedi a malapena e mentre torno a casa in macchina sento montarmi in corpo un senso di nausea mostruoso.
Appena varcata la soglia di casa ho timbrato un abbonamento di 12 ore con il mio bagno.
Ho subito un vero e proprio colpo di stato da parte del mio corpo che si è ribellato in qualsiasi modo.
L’unica assistenza che avevo era quello dei pelosi, soprattutto Lapiz, che molto premurosamente mi stava vicino ogni volta che schizzavo in bagno (mancava poco che mi tenesse i capelli, come si fa con l’amica sbronza alla festa di liceo).
Ecco, in quel momento ho maledetto di essere sola a casa, nessuno con cui fare la parte della malata moribonda, nessuno che ti fa una carezzina sulla testa, nessuno che ti chiede “va un po’ meglio?”.
Finchè non è arrivata una telefonata di F. che mi ha fatto sentire un po’ meno sola mentre rantolavo sotto le coperte maledicendo il mio intero apparato digestivo.
In momenti come questi anche solo una chiacchiera e una parola amica possono fare tanto e ti accorgi che non ci saranno mai abbastanza chilometri fra due persone per farle sentire lontane veramente.
Dopo quella telefonata sono riuscita finalmente ad addormentarmi.