19
Nov 07

Pensieri di stasera

Accettare un altro addio e sperare che sia la cosa più giusta per entrambi.
Sperare di non dover pentirsene troppo tardi.
Sapere di aver fatto comunque tutto col cuore e di essere stata sincera al massimo.
Sapere di aver ancora tanto da dargli e da dirgli, tanto da conoscere di entrambi e tuttavia non sapere se si riuscirà mai a farlo.
Sapere che basterebbe solo una parola per essere in grado di smuovere mari e monti.
Prendersela un po’ con lui, un po’ con te stessa, un po’ con la vita.
Chiedersi se sa che così ti sta veramente perdendo.
Rodersi perchè in fondo questa partita ti sembra di non averla mai potuto giocare veramente.
Sentire un peso al cuore tale da farti sentire più pesante di 10 volte.
Sentire te stessa dire “va bene” ma non esserne convinta affatto.
Sentirsi un po’ stupida perchè in fondo in fondo un po’ ci avevi creduto veramente …

by Pannasmontata | Trackback | 6 comments
3
Oct 07

Grazie…ancora.

Se c’è una cosa che proprio non sopporto è stare male, fisicamente male. Da sola.
Quando sto male adoro avere vicino qualcuno, anche solo per una parola amica, sentirmi un pochino più coccolata del solito.
Una delle mie peggiori esperienze è stata la gita scolastica in Grecia in 2° liceo.
Al secondo giorno ero bloccata in camera in albergo con 39° di febbre e la mia prima (e ultima spero) sinusite titanica.
Il solo alzarmi dal letto per andare in bagno richiedeva 20 minuti di lotta contro vertigini, brividi, dolori lancinanti in ogni parte del corpo e non sapevo se fosse peggiore la compagnia della donna delle pulizie che quotidianamente veniva a pulire la stanza borbottandomi maledizioni in greco o la compagnia di una prof allucinante che mi raccontava tutte le sfighe della sua vita (non commento neanche il medico greco che aveva studiato mecidina in italia e parlava come lo zingaro irlandese Brad Pitt in The Snatch).
Un’esperienza che mi ha avvicinata ad una vera e propria crisi di nervi e a spendere tutti i soldi che avevo a disposizione in chilometriche telefonate a casa per sentire la voce rassicurante di mia madre e i consigli medici di mio padre.

E poi ieri sera.
Finisco la lezione di tango con una fiacca in corpo bestiale, resto in piedi a malapena e mentre torno a casa in macchina sento montarmi in corpo un senso di nausea mostruoso.
Appena varcata la soglia di casa ho timbrato un abbonamento di 12 ore con il mio bagno.
Ho subito un vero e proprio colpo di stato da parte del mio corpo che si è ribellato in qualsiasi modo.
L’unica assistenza che avevo era quello dei pelosi, soprattutto Lapiz, che molto premurosamente mi stava vicino ogni volta che schizzavo in bagno (mancava poco che mi tenesse i capelli, come si fa con l’amica sbronza alla festa di liceo).
Ecco, in quel momento ho maledetto di essere sola a casa, nessuno con cui fare la parte della malata moribonda, nessuno che ti fa una carezzina sulla testa, nessuno che ti chiede “va un po’ meglio?”.
Finchè non è arrivata una telefonata di F. che mi ha fatto sentire un po’ meno sola mentre rantolavo sotto le coperte maledicendo il mio intero apparato digestivo.
In momenti come questi anche solo una chiacchiera e una parola amica possono fare tanto e ti accorgi che non ci saranno mai abbastanza chilometri fra due persone per farle sentire lontane veramente.
Dopo quella telefonata sono riuscita finalmente ad addormentarmi.

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28
Sep 07

L’invasione degli ultracorpi con le tette …in corsia

dottoressa

E’ sempre un piacere svegliarsi la mattina, prendere il proprio tazzone fantozziano di caffè, mettersi al pc e farsi venire immediatamente un’ulcera leggendo certe notizie.
Ho dovuto rileggerlo qualcosa come 5 volte prima di capacitarmi di cosa veramente dice questo articolo: le donne medico stanno diventando troppe e gli uomini corrono ai ripari.
Leggendo l’articolo si deduce che l’intero organico medico maschile nazionale si sta preoccupando del paziente del domani.
In termini di corretta preparazione del medico curante a sua disposizione? Della disponibilità di macchinari moderni e funzionanti? Di una struttura sanitaria che funzioni bene e nel pieno rispetto del cittadino?
Macchè.
Ci si preoccupa che il paziente uomo del domani sia costretto a farsi controllare i gioielli di famiglia da una donna o che si ritrovi a farsi cambiare la padella da un uomo e non da una infermierina tutta di bianco vestita o ancora che scompaiano (scomparire?!? cioè o ci date un chirurgo uomo o niente??) le figure professionali più prestigiose della medicina che, come scritto, ora come ora sono rigorosamente monosex (e tali evidentemente devono rimanere…?)
E da qua scatta l’allarme, la denuncia!

“Affrontiamo in modo diverso il futuro altrimenti alcune specialità, soprattutto quelle che oggi sono monosex, andranno in crisi.”

“Dobbiamo studiare un sistema tale da garantire qualità e potenzialità senza ridurre l’offerta.”

“Sono in pericolo, per quanto riguarda l’arte di Ippocrate, le riserve chiuse, per tradizione, alle donne. Come le chirurgie, le alte specializzazioni (neurochirurgia, cardiochirurgia) e, naturalmente quelle che riguardano la cura di malattie e apparati intimi.”

A questo punto, dopo il quinto sorso di caffè andatomi di traverso, sono andata in giro per il web a vedere se qualcuno aveva scritto altre perle splendide riguardo questa spinosa situazione.
E guarda caso incappo in un articolo di ben 3 anni fa, riguardante lo stesso increscioso allarme strillato ai quattro venti dalle coste britanniche.

Anche qua saltiamo a piè pari perle di saggezza quali:

“Oltre il 60 per cento dei medici è di sesso femminile; saranno probabilmente sufficienti una decina di anni per vedere mutate le caratteristiche di una professione che, a parere di molti, si basa sul comportamento carismatico di uomini dalla forte personalità.”

“Carol Black ammette le proprie perplessità: “Stiamo femminilizzando la medicina, da sempre una professione dominata dai maschi. Come possiamo essere certi di mantenere la nostra influenza?” ”

“Guardiamo cosa è accaduto all’insegnamento, ha proseguito la Black, dove il ricambio di genere tra i docenti ha pesantemente influito sul degrado del sistema.”

Come detto, andiamo oltre perchè già ci si fa un’idea più chiara di quale sia il vero nocciolo del problema.
Non si parla di un caritatevole senso di protezione verso il povero paziente maschio che presto rischierà di trovarsi in mano a medici con le tette bensì di un serio e tangibile pericolo per i dirigenti nonchè cardiochirurghi ed esimi professionisti medici di vedersi scippare le poltrone del potere da sotto le chiappe.
Se d’altra parte la matematica non è un’opinione, man mano che aumentano in proporzione le donne medico aumentano per loro le possibilità di salire nelle alte sfere del potere e di guadagnare di più.

Ma poi, leggendo l’articolo, alla fine c’è da tirare un sospiro di sollievo.
Abbiamo pensato troppo male di questi uomini .. non è vero che hanno paura che i pazienti non si facciano visitare dalle donne, non è neanche vero che hanno paura di perdere soldi, prestigio e potere a favore del gentil sesso … è che non vogliono “che le donne siano costrette, decidendo di intraprendere la carriera sanitaria, a rinunciare a gran parte delle proprie aspirazioni in nome della professione.”!!
Che teneroni … e noi che pensavamo male…

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29
Aug 07

Masochismi

Bene. No. Male.
E’ partito. Ho fatto finta di non pensarci e di non sapere di questo giorno per tre mesi e ieri, alla fine, lui è partito.
Difficile dire cosa mi passi per la testa e nel cuore da ieri: tristezza, rabbia, sconforto, speranza, disillusione e chi più ne ha, più ne metta.
All’apice del mio masochismo (Bill docet n.d.r.) ho passato tutta la giornata ad aiutarlo a fare valigie, dargli una mano a mettere a posto casa e perfino a caricare i bagagli in macchina.
Una giornata intera trascorsa lottando con due istinti nettamente opposti: sabotargli ogni singolo bagaglio per non farlo partire o diventare Mary Poppins e preparargli quella dannata macchina in due secondi e farla finita il prima possibile.
Un saluto silenzioso, condito di milioni di lacrime (mie), abbracci infiniti e senza una parola se non “ci sentiamo presto”.
Ecco.
Non c’è altro da dire perchè è stato già detto tutto quanto.
Ho passato la sera in milonga con sta frase in testa :”il tango dà, il tango prende” ..con una mia postilla personale: fanculo.
E il prossimo che arriva e mi dice “beh ma vai con lui!” lo squarto come Freddy Krueger.

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29
Jul 07

The last goodbye

Malditesta. Anche oggi.
Ultimamente navigo da un mal di testa all’altro.
E nella testa dolorante tanti pensieri e tante immagini.
Ieri finalmente si è potuto fare il funerale per mia madre. Una mattina di aria irrespirabile e atmosfera irreale come solo i funerali sanno creare.
Tanta gente, amici, parenti, conoscenti, alcuni che a malapena trattenevano le lacrime altri che, non si sa grazie a quale forza, sfoggiavano una serenità che in questi momenti ti salva.
Ho tenuto abbastanza bene tranne in due momenti.
Quando per disgrazia mia ho dovuto fare il riconoscimento. Mi si è fermato il cuore a vederla là dentro. Ancora adesso se ci ripenso mi accorgo che incosciamente non ci credo, non riesco a far combaciare le due immagini: mia madre che urla dietro ai gatti, che ride al telefono con qualche amica con quella risata squillante da far tremare i timpani, che mi chiede cosa preparare per il pranzo e quella donna distesa.
Mi aspetto sempre che magari proprio ora che sono al pc, come sempre, lei appaia dalla porta ad aggiornarmi su qualcosa, la spesa, le bollette, una notizia o semplicemente per chiedermi come va, cosa faccio.
Tutte le cose che sono accadute e accadono in questi giorni … ognitanto le inquadro e penso che vorrei proprio raccontarle a mia madre quando torno a casa, perchè ne riderebbe o ne rimarrebbe basita quanto me … ma poi non mi rimane nient’altro che immaginarmi il dialogo nella mente.

E poi la mia Giannina. Una delle migliori amiche di mia madre da quasi 30 anni e praticamente una seconda madre per me.
Non l’ho mai vista così come ieri.
Lei è una di quelle persone che hanno una forza dentro, una luce che le ha sempre fatto superare tutti i problemi della vita con un sorriso sulla bocca. Non penso di averla mai vista arrabbiata o veramente triste. Almeno non lo ha mai fatto vedere.
Una piccola e minuta donna che mi ha sempre trasmesso una pace immensa.
Ieri l’ho vista devastata. Zitta, immobile in un angolo, vicino a mia madre, con degli occhialoni scuri a coprirle quel dolce viso, non ha parlato quasi con nessuno.
Quando le sono andata vicina non ho retto. Ci siamo abbracciate strette e siamo crollate tutte e due.
E comunque anche dopo quel pianto così stretto ha saputo regalarmi uno di quei suoi sorrisi che adoro tanto e ho ringraziato che mia madre abbia avuto una persona così bella come amica e ho ringraziato di averla anche io.

E poi gli amici. I miei Amici.
Piccoli e grandi pezzi del mio cuore che ieri mi hanno aiutata a mantenerlo intero, quando stava rischiando di andare a pezzi.
E i miei cugini e le loro grandi Donne, e i miei zii.
La vera parte rimasta della mia famiglia.
Ero sinceramente felice di averli accanto, con le loro stranezze, le loro uscite a volte infelici, le loro risate e la loro vitalità.
Mi fanno sempre sentire a casa, Marco e Paolo e anche Luigi che non c’era. A volte quando sono con loro mi sembra di poter capire cosa significhi avere dei fratelli.

Tutti parlavano con tutti. Tutti che cercavano di capire chi ho davvero intorno adesso e se sono persone su cui posso fare affidamento e se mi daranno una mano. Questa cosa mi ha intenerita.
E tutti a domandarmi quali sono i miei progetti futuri, e i soldi, e il lavoro, e gli studi, e gli affetti. E io che razionalmente ascoltavo i loro consigli, le loro opinioni, le loro esperienze e dentro di me pensavo : macheca..? Perchè mi state dicendo tutto questo?
Già … non riesco ancora a digerire che lei non c’è più. Non so neanche perchè se n’è andata, cosa realmente è successo quella sera, perchè mi è stata strappata così.

E a casa meno male che ci sono i due felini con me. Lapiz altresì chiamato “il succhione” oramai che mi insegue tutto il tempo in cerca di coccole facendo versi che lo fanno assomigliare più ad una tortora che ad un gatto e la piccola Luna, detta “Attila”, che si prodiga con grande impegno a non darmi cinque minuti di pace, masticando, mordendo, tirando, scavando, saltando e correndo in ogni angolo della casa.

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