Fa caldo. Un caldo che si attacca ai pensieri e li rende liquidi e scivolosi.
Stanotte ho dormito a casa. Da sola.
Non so perchè ma sentivo di volerlo fare. Ero un po’ spaventata all’idea di farlo, di svegliarmi stamattina in una casa popolata oramai solo da me e i due felini.
E’ andata meglio di quanto pensavo, anche se stasera non dormirò qua.
Non so mi sento strana. Ne parlavo giusto ieri sera con F. , è strano perchè da qualche giorno mi sembra di essere entrata in una sorta di safe mode automatico.
Non mi sfogo, non piango, non penso a domenica a quella mattina di merda. Il mio corpo e la mia mente non me lo permettono proprio. Ho un costante peso proprio sotto lo sterno e ognitanto mi tocca inspirare profondamente come se mi mancasse il respiro ma niente di più.
E’ un nuovo modo che questo corpo e questa mente ha trovato per sopravvivere? E’ perchè a differenza di 8 anni fa, quando morì mio padre, ho un’altra età? Un’altra maturità? Boh … non lo so.
So solo che spavento la gente con cui parlo. Lo vedo nei loro occhi. Li metto a disagio.
Perchè teoricamente sono quella povera ragazza che ha prima perso il padre da giovane, ora la madre e sono sola al mondo e blabla e non piango e non mi strappo i capelli continuamente, e spiego razionalmente com’è la situazione adesso, cosa devo fare, le mille pratiche che devo seguire, mi ritrovo a consolare gli altri e ognitanto sfoggio un cinismo e una freddezza che taglia.
D’altra parte che devo fare? E poi che cazzo ne sanno loro di cosa si prova… anzi di cosa provo io.
Tutti adesso mi stanno addosso, decine di telefonate al giorno, come stai, cosa posso fare e blabla … ma loro non sanno che la parte più difficile non è questa.
Non è difficile adesso che tutti danno una mano, che tutti ti sono vicini e amici, che tutti si preoccupano di farti star bene e che i tuoi nervi ti tengono in piedi e ti fanno andare avanti.
Il difficile arriverà fra un po’ di tempo, uno, due mesi. Quando tutti torneranno alla vita di tutti i giorni e io mi renderò conto che si, tutto va avanti come prima anche se mia madre non c’è più.
Che io dovrò andare comunque avanti anche se non avrò più nessuno da salutare quando tornerò a casa e nessuno con cui confidare i miei pensieri sapendo che sarò letta dentro con un solo sguardo di amore.
Che non potrò permettermi crolli di nessun genere perchè si sa … un lutto può essere socialmente accettato per un po’ di tempo, ma dopo un po’ diventa fastidioso da sopportare. Perchè la vita va avanti.
Che invece proprio nel momento in cui tutti si saranno rilassati, i nervi cederanno e verrà fuori tutto in un sol colpo. Perchè è così che funziona. oramai lo so.
Mi chiedo chi ci sarà in quel momento a dire “sono qua per te” e ad aiutarmi a tenermi in piedi quando invece vorrò solo sedermi.
La gente tornerà alla propria vita, partirà, se andrà, tornerà da dove improvvisamente è sbucata fuori e io sarò qui.
Se già negli ultimi tempi ero confusa circa il mio futuro ora sono nel pallone totale.
Mi sento il pallino di un enorme punto interrogativo che non trova risposta, lanciata in un tunnel a tutta velocità senza vederne l’uscita o sapere dove mi porterà.
Boh .. sono anche ingiusta, perchè ci sono delle persone adesso che mi sono veramente vicine e si stanno sbattendo come matti a darmi una mano e so che su quelle potrò contare sempre.
Ma odio essere additata come la “poverina”, odio essere quella che ha avuto una sfiga dietro l’altra. Odio che si, mi venga ricordato che effettivamente non me ne sono fatta mancare una in questa vita e sentirmi dire che sono forte, brava, una con le palle.
Che cazzo io non ho chiesto di essere forte e di avere le palle per sopportare tutta questa merda. Ne avrei fatto volentieri a meno…