Water Dance
Estate di concerti questa!
Così, dopo essermi gustata nelle settimane precedenti concerti come quelli di Bollani e Rava, Orquesta Silencio, Demoliendo Tangos,Tuck & Patti ed essere in attesa di assaporare la musica di Tori Amos la settimana prossima, ieri sera è stata la volta di Giovanni Allevi.
Location: Villa Manin.
Tempo: minaccioso a dir poco.
Man mano che si avvicina all’ora del concerto si uniscono al pubblico anche numerosi branchi di nuvole nere e gonfie.
Il pianoforte viene svestito e rivestito più volte e il cielo sembra divertirsi a far correre i tecnici sul palco su e giù.
Una domanda sembra pendere sulle teste di tutti noi perennemente con il naso al cielo che si dipinge di tutte le sfumature di nero e blu: si riuscirà a fare questo concerto o no?
21.30.
La pioggia sembra non avere fretta di venir giù e sembra meglio non aspettare oltre, così Allevi esce correndo sul palco un po’ sgraziato, molto emozionato e con un filo di voce, dopo i ringraziamenti di rito, si rannicchia sulla tastiera.
Allevi è un bravissimo fotografo. Musicale.
Non racconta storie, non impartisce morali nè vuole trasmettere grandi verità.
Lui fotografa momenti, cattura emozioni e dà loro una forma nella sua personalissima maniera con l’aiuto di quegli 88 tasti.
Dopo i primi 2/3 brani il vento sembra essersi calmato, alzo gli occhi al cielo e vedo che le nuvole hanno fatto posto ad un altro timido spettatore: una stella.
Per un attimo penso che anche lassù qualcuno vuole godersi questa musica e la cosa mi emoziona ancora di più.
Allevi sembra avere fretta di regalarci quante più emozioni possibili prima che la pioggia decida di chiudere il sipario e corre su quella tastiera sempre più veloce e sempre più attaccato a questi tasti.
Io mi sento sempre più ingorda di emozioni e non mi lascio sfuggire neanche una nota, nonostante il vento, che sembra svegliarsi brano dopo brano, cerchi di disperderle lontane.
C’è una strana atmosfera, tutti sono protesi verso quel piano pronti a catturarne ogni melodia come se potesse essere l’ultima.
Decine di lampi sembrano voler scattare delle istantanee di una corsa contro il tempo e le intemperie.
Come sei veramente.
Ultimo brano del concerto, un bis strappato di prepotenza ad un cielo nerissimo che sembra non essere più in grado di contenere le lacrime.
Nella luce dei riflettori danzano le prime gocce di pioggia, il vento sembra giocare con i riccioli di Allevi e lui ne sembra estasiato, le note che vengono fuori dalla coda del piano giocano con la pioggia, il vento e i nostri pensieri.
Per un attimo penso a come deve essere per lui suonare in questo momento così strano e magico e l’emozione mi fa venire i brividi.
Fine concerto. Allevi saltellando qua e là con un sorriso enorme saluta e scompare. Noi tutti ci avviamo in fretta verso le macchine.
Tempo di chiudere le portiere e il cielo, che delicatamente era rimasto con il fiato sospeso nell’ultima ora e mezza, si sfoga liberandosi di tutta la pioggia che aveva trattenuto.
In testa ancora le note che rimbalzano fra un pensiero e l’altro, nella bocca una melodia che fischietto timidamente, nel cuore un’emozione in più…
on air: Giovanni Allevi - Come sei veramente



Che invidia!io Allevi è già 2 volte nel giro di poco tempo che me lo lascio scappare,uff… Alacciandomi al tuo post precedente, sono anch’io metereopatica, se può in qualche modo consolarti
per cui ti capisco. Personalmente amo il sole, mi mette di buon umore, e odio quella via di mezzo, le nuvole e il grigiume indistinto che si trascinano dietro sempre un sacco di pensieri… Ma per fortuna tante volte le nuvole non sono che il preludio a qualcosa che verrà, si sente che l’aria è piena di elettricità e poi finalmente,tuoni, fulmini e saette, il temporale arriva. Se è vero che alle volte il cielo ci fa “star male” è altrettanto vero che ogni tanto ci concede qualche tregua, e anzi, a volte è proprio lui a dare un tocco di magia alle situazioni e offrirci delle emozioni in più… ciao 